e qualcuno nel letto, per scaldare via l’inverno – Milano Relay Marathon 2017

Camminavo vicino alle rive del fiume

Fare la maratona non è stato niente. E’ stato il prima: settimana di delirio e paura lavorativa, quello che non so come spiegare a chi non ha provato: la stanchezza dell’aver lottato con ansia per la vita di qualcuno di cui sei responsabile tu, è una cosa che non passa in due minuti. Poi il giovedì il rogito di casa: vendo al mio ex marito la mia metà di casa per una cifra ridicola, passo la giornata con lui (e poche cose nella mia vita sono state belle come il farmi lasciare in un’altra casa, alla fine del tutto, e salutarlo); poi un giovedì notte devastante, tutto in piedi. Venerdì semplicemente striscio sui gomiti e devo fare due cose: andare a prendere i pettorali della staffetta, e scrivere una relazione per il congresso cui parlo il giorno dopo, perché sono una testa di cazzo e mi riduco all’ultimo.

nella brezza fresca
degli ultimi giorni d’inverno

Il ritiro dei pettorali mi vede sul filo dell’isteria: si rompe il metrò per andare, devo fare un pezzo a piedi lungo, e passi, solo che sono in piedi da 36 ore. Arrivo al banco ritiro e non ho i certificati medici degli altri (nemmeno il mio a dire il vero), e trovo il Fautore Dell’Onestà che, unico rappresentante in Italia, non mi vuole dare i fogli dell’autocertificazione da firmare per tutti. Gli dico me li dia, li firmo io, e si indigna. Aggiungo: sono un medico, certifico io che sono tutti in buona salute, si incazza. Gli offro l’escamotage: mi dia i fogli che i porto qui fuori che ci sono i miei amici e li faccio firmare a loro e torno… e si rifiuta. Sto per mettermi a piangere, perché sono sempre 36 ore che sono sveglia e c’è un momento in cui non riesci a superare nessuna difficoltà più, nemmeno lieve. Ma il Gae dice che sono resiliente, quindi cambio strategia.

e nell’aria andava una vecchia canzone

Mi reco alla segreteria, faccio la faccia da bionda smarrita nel bosco, sbatto le ciglia (ché poi, in mezzo alle occhiaie non so mica dove ho le ciglia), e chiedo 4 fogli dell’autocertificazione. Torno in coda dove il Cavaliere della Tavola Rotonda deve essere andato in pausa, o affanculo anche, grazie ai miei consigli preziosi, e ritiro i 4 pettorali. E 4 sacche pesantissime, mortacci. Avevo sottovalutato le sacche. Com’è ‘sta cazzata che non uso più la macchina? Ma tutta codesta foga di esser verde perché non me la metto dove dico io?

e la marea danzava correndo verso il mare

Arrivo a casa dopo un’ora di tram. Un consiglio: non dormite in tram, vi si stacca il collo. Ma non c’è tempo di fare la lagna: inizio a fare le diapositive per il giorno dopo. Non vengono nemmeno male e io ho un vantaggio dalla mia: mi piace parlare in pubblico, non mi fa paura, quindi posso anche non ripetere prima. Infatti non ripeto e vado a letto.

A volte i viaggiatori si fermano stanchi

Il sabato mattina devo fare la spesa, delle commissioni, mettermi in tiro per il congresso e andarci. In metrò mi concedo il lusso di ripetere la presentazione, convinta ancora che sarà in un’auletta secondaria e che non interessi a nessuno in fondo. Invece scopro che sono quasi in ritardo, che è in plenaria, che nessuno si alzerà e nessuno fiaterà mentre parlo. Quando torno a casa alle due e mezza sono in coma, sostanzialmente: se il giorno dopo la notte sei una chiavica, il giorno ancora dopo molto peggio. Però sono tenuta su dall’idea che arrivino tutti i miei amici, apposta per me, per correre con me la maratona per il mio ospedale.

e riposano un poco
in compagnia di qualche straniero

Mi rimarrà in mente a lungo il profumo del glicine all’angolo di casa mia, mentre passo con i figli per  mano e trafelati ci affrettiamo verso la stazione per arrivare in tempo ad accogliere gli ospiti. Faccio trottare i bambini ed in orario perfetto entriamo in stazione. A questo punto chiamo il Gae per sapere da che gate escono (già. Gate come in aeroporto: w la modernità e gli attentatori).

chissà dove ti addormenterai stasera
e chissà come ascolterai questa canzone

Siamo arrivati in perfetto orario. Già. Nella stazione sbagliata. Sono una testa di cazzo sono una testa di cazzo sono una testa di cazzo me lo aveva pure detto lui che arrivava in quell’altra. L’ho già detto che è stata una settimana pesante?

Forse ti stai cullando al suono di un treno,

Niente paura: la metropoli ci assiste, in 5 minuti di metropolitana siamo anche in quella giusta, e troviamo ad attenderci i nostri ospiti. Inizia il modello kibbutz. Ho già detto che io ancora credo che i kibbutz fossero un’oasi di umanità vera? Per il resto del weekend saremo cinque adulti e sette bambini, in inferiorità numerica, e comunque stretti. Ma sapete una cosa? A dispetto di quel che possa dire la gente che si stupisce, a me non fa né caldo né freddo avere la casa piena. Anzi. Casa è per me invitare le persone: a Berlino, in una casa di una stanza, ho avuto ospiti anche amici di amici di amici che manco conoscevo. Sarà la nostalgia socialista, sarà l’aver patito la figliaunicitudine, sarò così e basta. (nel frattempo, i Kibbutz sono falliti come modello di vita e hanno anche creato una generazione da psicanalizzare). (in effetti pure io ho fallito mica poco nella mia vita e un giro di psicanalisi sarebbe da iniziare).

inseguendo il ragazzo gitano
con lo zaino sotto il violino

Il sabato pomeriggio ci vede in giro per il centro a vedere quello che il buon turista non può mancare di vedere in due ore di giro cittadino. Vorrei rendere noto al pubblico che il Gae gira con un cappellino sandinista che mi delizia e che però gli procura sguardi preoccupati. Temo il popolo non si ancora pronto per la revoluciòn. Il mio personale risultato, comunque, è quello di vedere i due veneti bere, anche se solo due birrettine smilze (ché poi, se gli uomini non prendono la seconda, fa brutto lo faccia la bionda, quindi mi tocca berne una sola pure a me). Ma solo io posso trovare dei veneti para-astemi?

e se sei persa
in qualche fredda terra straniera

Così infine ci posizioniamo per la notte. In camera dei miei bambini, Gae, moglie e due figli di tre in quattro letti: un rapporto persone-letti onesto. In camera mia nel lettone Elena, figlia e figlia di Gae (ché erano un po’ larghi in effetti, gli ci mancava qualcuno in più) e per terra su due materassini Samuele il biondino e suo figlio-fotocopia. In sala nel divano letto matrimoniale io e i due miei leocorni. In pratica, come al Grand’Hotel.

ti mando una ninnananna
per sentirti più vicina

E poi infine viene la domenica, e sì, ci pare avessimo qualcosa da fare… ah già, la staffetta. Giusto. Alla fine l’organizzazione svizzero-tedesca del babysitteraggio reciterà così: il Gae parte per primo e si fa la parte bella del paesaggio milanese, quindi per pagare pegno di ciò, andrà solo come un cane allo start (dopo aver mangiato un numero non indifferente di fette di pane burro e marmellata: lì intuisco che la corsa sia solo una scusa per degli sgarri alla dieta con cui si autoflagella). Al primo cambio troverà me medesima, e correrà meco a mo’ di chaperon giusto per essere certo che io non tagli facendomi squalificare; per l’arrivo al primo cambio, andiamo tutti, tre mamme e sette bambini e Samuele. Lì si molla una mamma, cioè me, e due mamme e un papà e sempre sette bambini si recano al secondo cambio, laddove parte un’altra mamma, cioè la Gae-moglie, e si ripesca la sottoscritta; quindi nuovamente in tre adulti e sette leocorni ci si reca al terzo cambio, dove deve partire il biondino su cui riponiamo le speranze di tempo; indi di nuovo tre mamme e sette pupi ci si porta verso l’arrivo e si attende l’arrivo dei baldi giovini che tengono alta la bandiera della squadra.

Un giorno, guidati da stelle sicure

In sostanza, per chi non correrà mai, il meccanismo prevede un gran travaso di pargoli su e giù dalla metropolitana rossa in una situazione di caos indicibile con la possibilità di perderne uno o più in giro come bricioline di Pollicino, ed anche il doverli sorbire mentre o si annoiano o si litigano o comunque stufano. In questo senso, credo i miei abbiano fornito il loro personal worst dato che gli altri sono stati invece santi. Però una piccola riflessione l’ho fatta, vedendoli aspettarci, sul fatto che noi adulti delle volte siamo proprio tanto egoisti a far far loro cose solo perché noi le vogliamo fare. Insomma mi sono sentita un po’ una merda nei confronti di tutti e sette.

ci ritroveremo
in qualche angolo di mondo lontano

E poi della gara in sè che dire? Che io sono una sega, e si sa; che se non mi alleno non vado da nessuna parte, nonostante il metodo Galloway che mi ha offerto il Gae come escamotage (naturalmente io ho capito Dalloway e ho pensato: e mo’ che c’azzecca quell’allegrona di Virginia?) ma che all’ultimo cambio, ben dopo che era partito il biondino che a meno di fratture intercorrenti è una certezza, ho trovato il gruppo degli avversari intraospedalieri ancora ben lungi dal ricevere il testimone, e mi sono sentita molto molto realizzata. Il primo obiettivo è stato dunque raggiunto pienamente. Il secondo, cioè fare la foto con lo striscione ed avere anche i miei bambini che lo portano, è stato emozionante, e di questo sono stati felici e gasati nonostante la mattina di lungo pellegrinaggio.

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nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati

Il terzo, che siano venuti i miei amici con me, come avevo sognato e sperato già l’anno passato dopo Venezia, il migliore. Non è tanto per l’ospedale, anche se come sapete, se qualcuno ne parla male io divento una tigre inferocita perché dopo tutti questi anni è la mia seconda casa; è proprio perchè l’anno scorso non mi è stato possibile, perchè non ci si era capiti, non ci si era spiegati forse bene, e io non avevo il modo di ospitare nessuno in quella vita lì di prima: ci pensavo proprio nel weekend, che per esempio Gae era venuto a Milano per l’expo con famiglia, e io nemmeno ero potuta andare a fargli ciao.

o sui sentieri dove corrono le fate

Così invece questa volta abbiamo organizzato bene questa pazzia ( con i miei soliti modi delicati, ho detto: voi venite, fine della discussione). Per me la soddisfazione è stata poter decidere di poterlo fare, di poterli ospitare, di inaugurare e stare insieme. Anche perché in questo anno di mio smaronamento il Gae è stato davvero un grande amico. A volte qualcuno si è stupito: ma come, lo dici a lui e non a xxx? E io rispondevo: sì, perchè credo non sia passata settimana in cui non mi abbia scritto per sentire come stavo, o chiamata se sentiva che avevo un tasso di paturnia eccessivo rispetto al consentito. Quindi tutto questo weekend è stato un regalo grande davvero. Me lo sognavo un po’ dall’anno scorso, davvero. Poi correre, bah, è un fatto secondario.

E prego qualche Dio dei viaggiatori
che tu abbia due soldi in tasca
da spendere stasera
e qualcuno nel letto
per scaldare via l’inverno
e un angelo bianco
seduto vicino alla finestra

scritto da Anna

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6 pensieri su “e qualcuno nel letto, per scaldare via l’inverno – Milano Relay Marathon 2017

  1. Anna, ho letto d’un fiato anche stavolta il tuo post. Che non è un post: è un concentrato di anima, di vita, di passione.
    Mi pare di conoscerti da sempre!
    Hai ragione: “Poi correre, bah, è un fatto secondario”. E in effetti sei una runner tout court, incarni quello spirito di viaggiatrice “di corsa” (a 360 gradi) che così pochi possono dire di avere. Te lo dico per certo.

    La corsa non è una sfida, non è un modo per cercare sé stessi, non è una scorciatoia per “evadere”. Viaggiare di corsa è innanzitutto espressione di resilienza, ogni tanto anche esperienza mistica: come all’UTB.

    Anna, non smettere di salire mai! E non contenere quella forza appassionata che hai, anche se la vita ti prende a martellate.

    Sei una runner, una runner folgorante.

    Vai Anna! Folgorante e inarrestabile, siempre.

    (Ah sì, dimenticavo. Come dice il Gae: allenati! Un po’ di tempo te lo devi ritagliare per i tuoi viaggi)

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    1. Signore e signori, stamattina come promesso ho corso. Ma è ancora un fatto secondario rispetto alla fatica fatta per completare il mio trasloco compiuto in solitaria più solitaria di Soldini. Ripeterò la domanda: com’è che di uomini che vogliono trombare è pieno il mondo ma di uomini che mi aiutino a spostare libri non se ne vede traccia?

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      1. uuuuuuhhhh
        A parte che anche un trasloco è un ottimo allenamento, fisico e mentale,
        a parte che non sei tipa da fare un’erba un fascio,
        sei stata brava ad andare a correre! Grande runner resiliente!
        Continua così!!!

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