Gli Asfaltati: Milano Marathon 2017

Sono due anni che dovevamo fare questa Milano Marathon. Lo dico con un po’ di senso di colpa e un bel gruzzolo di riconoscenza nei confronti di Anna, che ha avuto la pazienza di aspettare.

L’idea era quella di partecipare in staffetta alla Relay Marathon:  sostanzialmente si fa lo stesso percorso della Maratona solo in quattro pezzi, a ciascuno il suo.

Si fa per beneficienza, ok? Noi Folgoranti si correva per l’Ospedale dove Anna lavora.

La gara formalmente è una non competitiva; si, bella! Provate a chiederlo ai malcapitati passanti che attraversavano il percorso cercando di non farsi investire, le madonne che non si son sentiti lanciare. E poi bisognava battere i ginecologi dello stesso ospedale.

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Ma andiamo con ordine.

La squadra “I Folgoranti” è così composta: Anna la milanese (reduce dalla staffetta Ultrabericus), Sam Sr (top runner della squadra), la new entry Silvana Quicksilver (che sul curriculum, alla voce “esperienza di corsa di resistenza” ha scritto “Moglie del Gae”) e il sottoscritto nonché marito di Quicksilver, appunto. Solo che io citando Bordin dissi “Se devo correre solo 50 minuti preferisco restare a casa e risparmiare l’acqua della doccia” per cui l’idea era farmi la mia frazione e poi continuare trotterellando per tutti i successivi trenta km come i trentatre trentini.

Esco dal kibutz che Anna aveva magistralmente predisposto a casa sua, che i bimbi ancora dormono tutti (sette in totale, per capirci) e mi faccio questi due-tre km fino alla partenza corricchiando e camminando di buona lena. Sono determinato a fare riscaldamento e stretching, cosa che non ho mai fatto in vita mia, tra l’altro.

Fila per i wc chimici che veramente ho visto cose che voi umani.

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Un po’ di bla bla prima della partenza, diecinoveottosettesei e si parte. Sono deciso a tenere un komehinista metodo Galloway: 4 minuti di corsa 1 minuto di camminata. E lo faccio, anche. Solo che qui sono praticamente l’unico che ha in mente di fare tutto il percorso ed evidentemente per molta gente non è normale che uno stia camminando già dal primo km di quello che è per tutti un 10000. “Dai non ti fermare”, “Dai Folgorante, coraggio”, “Forza non mollare”. Uff.

Così le pause sono pochino più corte. C’è da dire che le parti di corsa le faccio decisamente veloci, tanto che tutti quelli che mi incoraggiano li supero praticamente ogni volta che mi rimetto a correre. Stacco un 10 km in 48 minuti e rotti, che non è malaccio, tenendo conto che non ho mai corso un 10000 in vita mia. Arrivo di gran carriera al primo cambio dove il gruppo di bambini e famiglie è sufficientemente rumoroso e colorato da lasciarsi scorgere da lontano.

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Riparto con Anna.

Lei non è particolarmente fissata con il cronometro e la velocità e ce la chiacchieriamo di gusto per 11 km, incuranti dell’universo che ci supera. Ho così l’occasione di avere una visita guidata gratuita per la Milano meno mainstream: l’ippodromo, il velodromo, la collina di San Siro. Il tutto intervallato da il suo personalissimo mantra motivazionale: “dio che sega che sono”.

Che funziona però, infatti senza troppi patemi tagliamo la mezza maratona in poco più di due ore e qualche migliaio di metri dopo essere entrati in zona cambio (siamo sostanzialmente nell’ultimo box) troviamo tutto il famiglione allargato che ci aspetta con Quicksilver che è già pronta sui blocchi di partenza.

Io ve lo dico: sono quasi vent’anni che siamo insieme Silver ed io e quello di oggi, una corsa insieme, con la maglia Folgorante, è forse uno dei regali più belli che mi abbia fatto. E non è che sia una che non ha gusto nei regali, anzi.

Naturalmente non può esimersi dal ruolo di moglie (“Ma siamo sulla corsia giusta?” “Ho la faccia sconvolta?” “Mi dona la fascia messa così o sono ridicola?”), ma questi sono gli otto km su asfalto più belli mai corsi.

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Dice che va piano, ma per per fasi fare una foto si deve voltare, come la mettiamo?

Che poi la ragazza non è nemmeno scarsa come vorrebbe far credere e anzi, si intravede del talento, visto che il suo ultimo allenamento risale alla campestre di quinta superiore e nei tratti di corsa riesce a stare ancora sotto ai 6 min/km. Dovremmo essere, da quanto ci ha detto Anna, nella parte peggiore del percorso, invece, sarà la bella compagnia, ma è carino: prati, zone residenziali ordinate, parchetti con bimbi che giocano, il cimitero inglese. Certo, non c’è da distrarsi guardando le vetrine, come fanno le folgoranti nelle stracittadine, ma non ci si può lamentare.

Con Quicksilver che comprensibilmente non riuscirebbe a correre un metro di più, arriviamo anche all’ultimo cambio dove, oltre a tutti bimbi esaltati dall’aver perlustrato tutta la metro di Milano, c’è Sam carico come una molla. Riesco a malapena a stargli dietro quel tanto che basta per dirgli: “Tu fai il tuo ritmo che ci vediamo all’arrivo”, che lui si invola in una progressione da quattrocentista.

Una delle certezze della Maratona è che tra il 30simo e il 32esimo ti chiede il conto. Anche se hai fatto venti km in modalità gita. Probabilmente però, a livello fisico, fare 11 km come non ci fosse un domani e 20 trotterellando, non è proprio da manuale del maratoneta. Fatto sta che le gambe non girano più. Il vecchio adagio dice che la maratona si corre 30 km con le gambe, 10 con la testa, 2 con il cuore e 195 metri con le lacrime agli occhi.

Beh, ecco, lacrime agli occhi anche no; poi sarà che io nei primi trenta ho avuto, oltre alle gambe, anche buona compagnia, adesso la testa non mi manca e la tiro fuori. Aspetta, dov’è che l’ho messa? Azz! Devo averla lasciata nella sacca del cambio.

Oltretutto mi sono messo l’unico paio di scarpe da asfalto che posseggo: un paio di Merrell minimaliste con ormai più di 500 km sulle suole. Nei tratti di ciottolato mi sembra di camminare scalzo sui carboni ardenti.

Insomma, per due tre km medito di cercare soluzioni alternative per risparmiare metri.

E pensare che ieri stavo con Charles di Winsor, Principe del Galles.

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“In chiulo ala balina per la Mileno Marathon, Gae”. “Fenchiu Ciorls”

Invece poi, come era venuta, la crisi passa e corricchio senza troppi patemi fino al traguardo consapevole che, se in qualche modo doveva essere anche allenante, questi ultimi 12 km andavano fatti.

4 ore e trenta che era proprio il tempo che mi ero prefissato di fare tenendo conto della particolarità della giornata. Soprattutto abbiamo scucito un 4.08 di squadra che è ben al di sotto delle nostre più ottimistiche aspettative. Bravi tutti.

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Che poi le corse su strada, se non devi prepararle più di tanto, hanno pure un loro perché: sono una gran festa, sono coloratissime, logisticamente ineccepibili, hanno un sacco di ristori.

Di brutto c’è che rendono la città un letamaio: tutto buttato per terra, in alcuni posti non sapevi neppure dove mettere i piedi. Senza contare lo spreco di acqua potabile: bottigliette con due sorsi bevuti e poi buttate per terra. Ma non c’è un’alternativa?

Va beh… non voglio fare polemica.

Che se devo dare due dieci in pagella li do ad Anna e i suoi bambini, che c’hanno fatto posto in casa, rinunciando ai loro letti per ospitarci, e ad Elena, che si è tenuta i bimbi in giro per Milano tutta la mattina, a salire e scendere dalla metro.

E ai bimbi, appunto, che nonostante per il nostro divertimento li sballottiamo di qua e di là, alla sera dicono pure che loro, alle maestre, racconteranno della maratona.

Che il Principe Carlo, in fondo, lo hanno visto tutti.

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7 pensieri su “Gli Asfaltati: Milano Marathon 2017

  1. Per il resto, l’esperienza Kibbutz è meravigliosa come io da sempre sostengo, io sono una sega, meglio che cucini torte, voi siete mitici e poi che te lo scrivo qui ché devo fare il mio post??

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  2. Daiiii anche io ho fatto la relay, anche io la frazione più corta, che peraltro è l’unico tratto che conoscevo per averci abitato per 4 anni, in passato.
    noi s’è fatto 4.09, che è ben al di sotto delle nostre aspettative (ma gli altri tre, in effetti, erano bravi, non schiappe come me, che ho fatto un km a 6.12 e mi sto ancora bullando, che già stare sui 7 mi pareva difficile)
    Comunque bella festa!

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