Non chiamateci Eroi – Trans D’Havet 2016

Valdagno, sabato 23 luglio 2016, ore 18 e 30. Con Franz e Cristian giriamo l’angolo di via Garibaldi, penultima curva e là in fondo vediamo cinque sagome di bambini biondi…

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Diciannove ore prima

Il Palalido di Valdagno è in fermento, dentro c’è un afa insostenibile e con Franz ed il nuovo compagno di viaggio Matteo, decidiamo di goderci il caldino ventilato del prato retrostante. La tensione è palpabile, si sparano le solite cazzate per alleggerirla: “Oh, vi siete caricati l’app sullo smartphone, che nelle gallerie sarà pieno di Pokemon?” Dice Alvin nell’ilarità generale. Franz si lascia andare a dubbi amletici sul perché si ostinino a mettere la parola running vicino a trail.

Ore 23 p.m.

Il torpedone Bristol ci scarica in piazza a Piovene. Ci sono Ghenf, la Biga e Pad con la moglie. Soprattutto c’è la mia moglie, che è venuta con suo fratello a vedermi alla partenza assieme ai bimbi. Dico ma si può non amarla?

Perché è da questi piccoli gesti che si valuta l’amore. Se mi basassi solo sulle parole probabilmente arriverei a valutazioni diverse “Se lo scorso anno Pad ci ha messo 19 ore e mezza, tu arrivo sicuro almeno in 22 ore”. Grazie dell’incoraggiamento, cara.

Andy, che come sempre gigioneggia tra i concorrenti, lancia l’hastag #stoconGae consigliando a tutti di fare almeno la prima metà con me che sono piuttosto lento regolare nel ritmo e piantato non esagero in salita e soprattutto trasmetto lo scazzo la pace interiore a chi mi sta attorno.

Aderiscono all’iniziativa: Franz, Matteo, Andy, Stefano, Cece, Cristian e Angelo; questi ultimi due vincono il premio ultracialtronetrail dell’anno dopo aver bucato sia il ritiro pettorali che la partenza degli autobus e Cristian ha pure realizzato di essere irrimediabilmente chiuso fuori casa senza chiavi e senza portafogli. Chissà come farà domani al ritorno? Sempre ammesso che trovino il modo di tornare a Piovene.

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Gae, Franz, Andy e Matteo alla partenza

Ore 24.00 (o 00,00 a.m.)

Si parte allegri. Ma tanto allegri. Fa un afa che pare di essere in Amazzonia e in due km #stoconGae diventa #stoconGaeunpardepalle. Solo, tutti fuggiti alla caccia della gloria.

Arrivo sulla cima in un’ora e quaranta circa, ottimo, come da previsione. Franz mi aspetta vicino alla chiesetta e assieme saliamo alla croce e poi giù per le creste. C’è colonna e non si fa distanza da nessuno. Anche perché c’è da guardare bene dove si mette i piedi perfino di giorno, figuriamoci di notte.

Dietro ci sono due che discutono di alimentazione naturale. Almeno credo, dalla quantità di “Orto Bio” e “Bio Parco” che dicono ad ogni inciampo.

Ristoro idrico e via senza nemmeno fermarsi. Saliamo il Novegno in quattro abbastanza compatti: Franz, Cristian, Angelo ed io. I tre prendono un po’ di vantaggio, ma non sono solo, da Passo Campedello al ristoro in Busa sto con FatDaddy, con il quale si avanzava una chiacchierata fin da Cortina.

Anche il Novegno è andato, dopo il ristoro si aggrega alla compa anche Stefano, l’amico di Andy (che invece è davanti con Matteo, partiti entrambi ad una velocità stratosferica, per noi).

Su a Forte Rione c’è un panorama bellissimo. Giù! Monte Alba, una schifezzuola a guardare l’altimetria, ma per dettagli chiedete ai miei quadricipiti.

La notte cede il passo al giorno e trotterellando arriviamo allo Xomo

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Passo Xomo (quando siamo arrivati noi era un po’ più chiaro, grazie Andy per la foto)

Ore 6.00 am

Attacchiamo le Gallerie. Bellissime normalmente, indescrivibili all’alba senza il traffico domenicale. Un’ora e mezza poco più e siamo al Papa, giù senza nemmeno salutare. In val di Fieno troviamo anche Cece che sbaglia strada. Giungiamo al Pian delle Fugazze, metà gara, con un buon venti minuti/mezz’ora di anticipo rispetto allo scorso anno.

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Galleria D’Havet che dà il nome al trail. Vuoi non farti una foto?

La gara corta deve ancora partire ma la mezza idea di condividere almeno parte del percorso con Davide (Folgorante impegnato nella 40 km) viene scalzata dalla necessità di rifocillarsi al ristoro. Gabri (Folgorante da divano) ci attende, scatta foto e ci rincuora. Si assume anche l’onere di fare da addetto stampa a casa, scatenando l’inferno sul gruppo whatsapp.

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Pensare che da piccolo odiavo il brodo (foto di Gabri)

9.20 am

Cambiati gli abiti che manco le vallette di Sanremo, ripartiamo alla volta di Selletta Nord Ovest. Angelo si è ritirato, rimaniamo in tre. In salita rimango solo con i miei pensieri: qui lo scorso anno mi sono ritirato, qui ho salutato Paolo per l’ultima volta. Ho la sua bandana appesa allo zaino, inutile gesto per illudersi di finirla assieme.

Inizia a piovigginare. Poi a diluviare. Poi a tuonare. Poi a lampeggiare.

Dietro di me franano due grossi massi. Paiuuraaaa!!!

C’è una ragazza terrorizzata sotto ad una delle ultime piante “Ma com’è da qui al ristoro? È tanto esposto?”

“No, c’è da attraversare un prato e poi ci siamo”. Dissimulo preoccupazione.

Pluff! Sentiero allagato e piedi in acqua. E giù tuoni!

Mi monta un nervoso che non ti dico, mi incazzo proprio. Ma vuoi vedere che io ogni anno devo fottermi una mezza giornata di ferie, una notte di sonno e l’onore di uomo per venire qui a lasciare la dignità su questa cazzo di selletta?

Chiedo al Nikio di proteggermi di lassù, lui che di elettricità ne sapeva e che Folgorante lo era molto più di noi tutti.

“Se piove e tuona anche sul Carega io mi fermo”. Con una rabbia incredibile arrivo a Campogrosso.

Invece il Nikio deve avermi ascoltato ed ha tirato giù il salvavita: il Carega è pulito come il culo di un neonato. In più la lavata e l’adrenalina da fulmine mi hanno letteralmente ricaricato le pile.

Matteo è lì fermo: “Ragazzi io mi sono ritirato, mi è passata la voglia”. Non ha l’espressione di chi ammette repliche. Ciao Matteo, alla prossima.

Con Franz e Cristian si sale verso il Brutale Boale dei Fondi. Pioviggina.

“No, è l’acqua che scende dalle foglie, non piove più.” Sentezia l’avvocato Cristian.

“Cacchio quanta acqua su queste piante” rincara ancora l’avvocato quando oramai attorno ci sono solo mughi alti al massimo mezzo metro.

I due amici mi staccano ma li tengo a vista (madò se in salita sono fermo).

C’è un vento terrificante e fa un freddo cane, una parte di me si augura che una volta arrivati a Bocchetta Fondi ci facciano tagliare in giù, evitando il Fraccaroli (magari c’è il temporale, il freddo, le cavallette). Invece no, è più “aderente alla logica del tracciato” direbbe il direttore di gara Pollo.

Sai dove gliela infilerei l’aderenza alla logica del tracciato… smadonno sugli ultimi tornantini prima del rifugio. Però in effetti sarebbe stato un peccato tagliare, mi dico una volta arrivato su.

“Abbiamo acqua e coca fresca” dicono imbarazzate le volontarie del ristoro idrico. Ci saran si e no 10 gradi. “Ciao tose, vi stimo”

Allo Scalorbi, nemmeno mezz’ora più giù ci sono Cristian e Franz, FatDaddy, il brodo caldo, il salame e il pane.

Si riparte. Da qui in poi mi fermano solo a fucilate. Se mi beccano. Il tracciato è bellissimo: un saliscendi su fondo morbido, corriamo anche tanto e, rispetto a come avrei immaginato, non sono affatto stanco. Pure il Franz è incredulo: “Oh, io all’Ultrabericus a quest’ora ero mezzo morto”.

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Là dietro il Carega (foto di Cris)

Poco dopo le tre e mezza siamo a Malga Campo Davanti. Ultima sosta. “Forse stiamo sotto le 18” dichiaro. Un inedito Franz ottimista rilancia: “17,30”. Ok. Let’s go!

Invece no!

Paghiamo la nostra inesperienza sulla distanza qui. Proprio qui. Sostanzialmente pensiamo di essere arrivati e caliamo. Non abbiamo più male di prima, non siamo più sfiniti di prima. Semplicemente rallentiamo. La devastante discesa finale fa il resto.

Le indicazioni della gente non aiutano; la più affidabile è quella di un volontario in una curva “dai tosi che stasera se machina con la femena”, vi lascio immaginare quanto aderenti alla realtà fossero le altre.

Franz e Cristian sono un po’ avanti, come sempre gli ultimi km sembrano più lunghi.

Ore 18,11 pm

Sono alla fontana. La mitica fontana con vista su Valdagno. Qui so che mancano 2,5 km. Lo so perché me lo ha garantito Alvin.

Corro. La sensazione è di correre forte, ma figurati!

Riprendo Cristian, riprendo Franz. Fanculo anche l’under 18,30. Arriviamo tutti insieme.

Epilogo – 18,32 pm

Mogli e figli sono lì che ci aspettano (mia moglie felice di non aver azzeccato il pronostico che l’avrebbe costretta ad aspettare altre due ore) .

Arrivo in parata, bellissimo!

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Franz (con fasce tigrate molto glam), Cristian (specchiocchialuto) and me (in skip ginocchia alte)

Ci accoglie un applauso incredibile, che di solito si riserva ai primi.

In effetti stavano premiando i primi sul palco lì vicino, battevano le mani per loro. Vabbè, ha fatto piacere uguale.

Grazie a tutti e, vi prego, non chiamatemi eroe.

Che senza gli Ultraberici che non hanno eguali nell’organizzare corse così, dove andremmo noi?

Che senza i i compagni di viaggio, per poco e per tanto, in particolare al “fratello” Franz e a Cristian (che poi in qualche modo è riuscito a riprendere possesso di casa sua), che merito avrei io?

A Silvana ed i bimbi. Che provateci voi a preparare una corsa così senza una famiglia che si smazza. E poi chiamano eroe solo te.

E senza Folgorante, che eroe sarei? Senza i 300 messaggi da leggere la sera, senza gli amici alla paretenza, senza il Gabri a metà percorso, che eroi saremmo?

E grazie a voi, che credete in  quello che fa la Folgorante. Non chiamateci eroi, non c’è nulla di eroico nel potersi permettere tutto questo.

Invece c’è chi si smazza per ragioni che contano davvero, per la salute e la vita delle persone. Magari non sono eroi nemmeno loro ma credetemi, aiutarli vi farà sentire meglio:

Occhio al Nikio

E adesso riposo e marce Fiasp di 10 km almeno per un anno.

O forse no.

 

 

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5 pensieri su “Non chiamateci Eroi – Trans D’Havet 2016

  1. Bello bello bello…..leggendo mi sono passati davanti agli occhi tutti i passaggi dei concorrenti alla bocchetta fondi………pero’ il tuo racconto mi riempie di soddisfazione per averti aiutato, nel mio piccolo, a completare questa bellissima avventura.
    Firmato #iostoabocchettafondi 🙂
    ciao, Andrea

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  2. So quanto è “costata” la vostra avventura in levatacce per gli allenamenti, cura dell’alimentazione, ansia da tdh2015 il tutto tra un appuntamento lavorativo ed un impegno familiare… per questo vi dico Bravissimi!!!! Avete inoltre fatto un tempo invidiabile mannaccia a voi!!!! Spero di poterla rifare nel 2017.

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