Salomon City Trail Schio – Bella Zio

Diciassette chilometri, seicentocinquanta metri di dislivello positivo. Questo è il Salomon Schio City Trail. Molto trail e pochissimo city, a voler fare i pignoli. Ma non lo facciamo perché non lo siamo e, in ogni caso, le Tortugas Azules della Folgorante si presentano al via solo con i Trail Runners della squadra.

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Tortugas Azules, carichi come non mai

Ma non ci sono mica solo Franz il Lungo, lo zio Sam e il sottoscritto; ci sono anche mogli e 7 (diconsi sette) figli pronti ad animare la piazza mentre i corridori se la corrono sulle colline.

Le mogli a dire il vero contavano sull’apertura dei negozi in centro, occasione persa per i commercianti scledensi e conto in banca salvo per noi.

Si parte alle 11 di mattina: orario inconsueto per una gara, ma molto family friendly.

In barba a tutti i “partiamo piano ragazzi” della vigilia, io me la svigno subito, fin dai primi metri di ciottolato. L’obiettivo personale è metterci meno di due ore e comunque arrivare stufo come in una Ultramaratona.

La settimana precedente di intenso lavoro dà due vantaggi: non ti permette di correre quindi hai i muscoli belli leggeri, hai la testa che vuole evadere. Mix perfetto.

Caspita, però, la sensazione oggi è che tutti vadano a cento all’ora. Infatti qualcuno si sfila, ma non tanti.

Verso Poleo mi riprende il Franz che attacca la Via Crucis a tutta. In salita va come un capriolo ed è un gusto  vederlo, dopo un anno di traversie articolari ed articolate di ogni genere. Cerco di tenere un ritmo sostenuto. Il GPS mi abbandona ma pazienza.

Fa un caldo importante, io che tendo a sudare parecchio devo stare molto attento. Infatti ogni tanto qualcuno di fermo con l’aria stralunata lo troviamo, forse è partito troppo forte.

Superare chi ha la maglia con scritto “Orgoglioso di essere parte di una squadra vincente” mi dà una carica che non pensavo. La prossima divisa la facciamo con scritto “Squadra perdente, se ti ho superato, suca!”

Anche sverniciare in salita uno con le scarpe che si chiamano raptor ha un suo perché. Soprattutto per il fatto che sulle mie c’è scritto Peregrine. Come le mie idee.

Insomma, in salita serve fare questi pensieri del menga per non sentire la fatica, chiaro no?

Qualcuno preferisce mettersi la musica in cuffia, ma per me è no. Soprattutto sui sentieri.

I Cobras hanno organizzato tutto benissimo, i ristori sono quasi esclusivamente idrici, come da regolamento, ma sono ben distribuiti sulpercorso. Il mio schema prevede: bere i sali, riempire la borraccia e buttarsi un bicchere d’acqua in testa. Non ho pensato che la prendevano direttamente dai pozzi delle cascine di montagna, temperatura vicina allo zero. Sul cardiofrequenzimetro appare la scritta: “Oh, ma sei fuori?”

Mi lancio in discesa. È molto lunga ed alcuni punti sono anche piuttosto tecnici, perfetta. Nonostante abbia la sensazione di stare correndo molto forte sorpasso pochissime persone, cosa che di solito in discesa non mi capita.

Allora mi do tre possibili risposte:

  1. Sono andato fortissimo in salita per cui ho poca gente da superare in discesa.
  2. Oggi il pacchetto partenti è particolarmente forte sia in salita che in discesa.
  3. Io sono una sega sia in salita che in discesa.

Siccome l’esercizio di scendere richiede più concentrazione di quello di salire, evito di darmi una risposta ed accelero ancora di più.

Ad un certo punto del bosco sentiamo in lontananza un urlo agghiacciante. Qualcuno starà male, dice quello davanti a me.

Man mano che ci avviciniamo invece sembra sempre più Tom Waits che urla ubriaco. In sostanza sembra Tom Waits. In realtà è il Taglia che urla “Siete bellissimi, non mollate” a squarciagola, probabilmente da un’ora e questo è quello che rimane della sua voce. Dovrei chiedergli della Chia comprata in gruppo ma non vorrei rompere la magia, poi anche quelli che arrivano dopo meritano il loro incoraggiamento.

Scendere sull’asfalto, vicino al vecchio ospedale di Schio è come quando apri il forno per tirare fuori la crostata appena fatta: un caldo atroce che ti appanna gli occhiali. Io ho messo le lenti, per cui mi si appannano i quadricipiti, almeno fino a quando non scorgo in lontananza la maglia del Franz.

“Cazzarola, Franz, ho puntato su di te alle scommesse clandestine, dopo che mi hai fatto sputare il fegato sulla Tagliafuoco di Caltrano quindici giorni fa, com’è che ti trovo qui, in mezzo alle mezze cartucce?”.

Spero che non si sia fatto male e c’è solo un modo per scoprirlo: raggiungerlo. È quello che mi serve per accelerare il passo in questi ultimi afosi chilometri. Lo prendo poco prima della salita della Valletta. “Se mi aspetti arriviamo insieme” gli dico. Non capisco bene la risposta, ma comprendo che aspettarci reciprocamente non sarà un problema.

Ultima asperità la zoccolissima scalinata del castello

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E la sua cugina, altrettanto scostumata subito dopo.

“Dai che stiamo sotto le due ore”

“Non me ne fotte una sega”

“Neanche a me, ma visto che ci siamo”

Scalini anche per scendere

Ultime curve e passerella a braccia alzate: 1 ora 57 minuti e rotti. Ex Aequo.

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Notare come di fianco al Franz si riesca sempre a sembrare grassi (foto di Sabrina Tessaro)

Attendiamo qualche minuto l’arrivo di Samuele e ci dirigiamo verso il leggendario terzo tempo Summanico. C’è una fila da qua fin là, i bimbi scalciano e si prevede insofferenza.

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Sam in discesa dal Castello (foto di Sabrina Tessaro)

“E se buttassimo una pasta a casa nostra?”

Vi lascio intuire la risposta

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Una gara per niente dura (la pasta è quasi pronta)

Voto 10 ai Summano Cobras: saranno pazzi ed un po’ naif ma hanno organizzato un evento strepitoso su un tracciato divertentissimo.

Voto 10 al pacco gara contro la discriminazione di genere: c’era una bellissima maglia rosa che volevo regalare a mia moglie per la festa della mamma (io con il rosa potrei vestirmi da soppressa a carnevale). Ma le S erano finite: o tutti le hanno regalate alle mogli o erano tutti magrissimi. Cazzo, per forza andavano cos’ forte.

Voto 9 al terzo tempo Folgorante: spiace non aver contribuito alla causa del terzo tempo summanico, ma sette bimbi digiuni alle due del pomeriggio sono duri da gestire

Voto 5 ai commercianti di Schio che hanno perso l’occasione di far affari: voi lo sapete quanto avevano in mente di spendere le nostre mogli? (il conto ringrazia)

Voto 10 alle suore di Santa Bakita: le uniche ad aver azzeccato la strategia commerciale tenendo aperto il santuario. Le ragazze ne hanno approfittato: ai miracoli non crediamo un granché ma quando non sai come tenere fermi i bimbi, pare che una visita guidata a conoscere un santo sia un toccasana. Provare per credere

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6 pensieri su “Salomon City Trail Schio – Bella Zio

  1. Bella zio e bella Gae. Allora: Non scommettere mai su un capriolo vecchio e zoppo. Prima della scalinata sono io ad avere implorato pietà e grazie per avermi aspettato e tirato al traguardo. Infine: le azul tortugas sono mezze cartucce? Magari sì, ma mezze piene. Proud to be folgoranti! Se posso aggiungere: Voto 11 al “TAGLIA” che urlava come un lupo mannaro del Tretto (specie che si credeva estinta) e faceva sfilare veloci i corridori atterriti dalla sua famelica espressione. Complimenti anche al suo pusher…

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    1. ma va là che sull’ultimo tratto sei partito come un razzo… Comunque, se ti senti in debito, avrai modo di aspettarmi tutto il tempo che vuoi a Cortina. Anzi no, corri al traguardo, là i negozi saranno aperti 😉

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  2. Grande Gae…. i quadricipiti che si appannano è na figata, La prossima divisa la facciamo con scritto “Squadra perdente, se ti ho superato, suca!” è da fare sicura!!! Grazie della partecipazione, sulla cucina dobbiamo rimediare effettivamente, l’anno prossimo metteremo i cobras anche ai fornelli!!! Bravo Gaetano!!!

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    1. Alvin, preciso che non c’è stato nessun problema con la cucina: fossimo arrivati un po’ prima o senza bimbi avremmo senz’altro aspettato. Il prossimo anno andiamo a prenderci il biglietto prima della corsa e tiriamo sera tutti assieme. Magari fate trovare i negozi aperti alle nostre mogli 😉

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  3. Non usare il plurale: io sono antico. E comunque, tornando a noi, muscoli si… ma mi sconvolge come sia sempre così difficile sembrare magri vicino al mio amico perticone.

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